Un acceleratore diffuso per portare innovazione nei territori

Presentato pubblicamente con l’evento “Dive into the Future” il 16 aprile a Padova Congress, il progetto DIVE ha preso le mosse da un’analisi delle tendenze che interessano l’evoluzione del comparto industriale in Veneto. Tra gli elementi messi al centro del dibattito c’è la diminuzione del numero di imprese manifatturiere attive nella regione: -23% tra il 2009 e il 2025, come rilevato dai dati Movimprese di InfoCamere-Unioncamere.

L’impegno della Camera di Commercio di Padova

«Un fenomeno - spiega Antonio Santocono, Presidente della Camera di Commercio di Padova - legato solo in parte a un processo di concentrazione e che denota la necessità di ripensare il modello su cui per decenni si è basata l’economia del territorio. La transizione dall’economia industriale all’economia della conoscenza oggi premia imprese e territori che investono con continuità nella produzione di tecnologia e di conoscenza complessa, in particolare nelle funzioni aziendali “intangibili” come ricerca e sviluppo, sviluppo prodotto, finanza. Uno scenario che rischia di penalizzare le pmi manifatturiere, cuore pulsante dell’economia del nostro territorio, che, alle prese anche con la difficoltà nell’attrarre giovani talenti, rischiano di non stare al passo perché spesso vantano produzioni di eccellenza, ma appaiono fragili nelle competenze manageriali, digitali e finanziarie. Da qui la scelta di individuare una via alternativa rispetto al modello Silicon Valley o a quello delle grandi metropoli come Milano, creando un acceleratore diffuso per portare l’innovazione attraverso una rete distribuita di iniziative, là dove si crea il valore».

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Il comitato scientifico

Questa tendenza si accompagna a un saldo migratorio negativo nelle fasce più qualificate del lavoro. In particolare, molti giovani laureati in materie Stem formati negli atenei veneti scelgono sempre più spesso di costruire altrove il proprio percorso professionale.

Fra i dati messi in evidenza dall’analisi che ha accompagnato la nascita di DIVE c’è anche l’indicatore relativo all’intensità della ricerca, cioè la propensione delle imprese a investire in ricerca e sviluppo. In Veneto questo valore, pari a 1,24 nel 2023, è in linea con quello della Lombardia (1,25), ma significativamente più basso rispetto all’Emilia Romagna (2,09).

Questi fenomeni sono stati analizzati dai componenti del comitato scientifico di DIVE Giulio Buciuni, Docente di Business Innovation presso Trinity Business School di Trinity College Dublin, Fabrizio Dughiero, ingegnere e Direttore del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova, e Paolo Gubitta, Professore di Organizzazione aziendale all’Università di Padova.

«La visione per cui nasce DIVE è contribuire a fare di Padova e del Nordest un polo riconoscibile dell’economia della conoscenza, in cui ricerca, impresa e talento si incontrano per generare innovazione e nuova imprenditorialità – commenta Fabrizio Dughiero –. L’obiettivo è attivare un ponte operativo tra università, imprese leader, pmi e filiere produttive, attraverso percorsi in cui si impara facendo e ogni progetto formativo diventa un’occasione concreta di ricerca applicata e sviluppo».

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«Medtech, agrifood e aerospace sono le tre filiere strategiche su cui abbiamo scelto di investire in modo prioritario – aggiunge Paolo Gubitta –. Le abbiamo individuate per la loro rilevanza strategica nel contesto economico del Nordest e per la presenza, a Padova e in Veneto, di anchor firm, grandi imprese con orizzonti globali e radici locali, insieme a centri di ricerca di eccellenza. Ogni verticale attiva una propria rete di partner, challenge aziendali e opportunità di collaborazione internazionale».

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«Da anni studio le strategie con cui in tutto i territori si organizzano per competere nell’economia della conoscenza – aggiunge Giulio Buciuni –. Con DIVE queste analisi si traducono in una strategia concreta, o almeno in un primo passo in questa direzione, che punta a ridare slancio all'economia del Veneto riportando al centro il fare impresa in chiave innovativa e la costruzione di una nuova classe imprenditoriale all’altezza delle trasformazioni in corso.

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La mission di SMACT

«Il progetto DIVE risulta in linea con la missione di SMACT: rendere l'innovazione un processo concreto, diffuso e accessibile – dichiara Eleonora Di Maria, presidente del Consiglio di Gestione di SMACT Competence Center –. La sfida oggi non è solo generare nuova conoscenza, ma creare un 'ponte' operativo tra il mondo della ricerca e il tessuto produttivo, valorizzando le competenze, partendo da quelle STEM, in motori di crescita economica. Attraverso DIVE, si punta a trattenere e attrarre i talenti, offrendo loro un ecosistema dove la ricerca diventa soluzione tecnologica per le imprese. Solo con una connessione strutturale tra università e industria possiamo garantire alle nostre filiere la capacità di governare le transizioni gemelle, digitale ed ambientale».